Così come Omero, migliaia di anni fa, ridicolizzò la Guerra di Troia che lui stesso aveva trasformato in poema, il nostro Giacomo Leopardi prende in prestito i personaggi greci per raccontare il fallimento dei moti rivoluzionari del 1820 e del 1821. Leopardi crea il sequel di Omero e attraverso un poemetto satirico ci racconta di rane borboniche, di topi liberali napoletani e di granchi austriaci. Dopo quasi cinquemila anni, Leopardi riparte da dove Omero si era fermato.
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Così come Omero, migliaia di anni fa, ridicolizzò la Guerra di Troia che lui stesso aveva trasformato in poema, il nostro Giacomo Leopardi prende in prestito i personaggi greci per raccontare il fallimento dei moti rivoluzionari del 1820 e del 1821. Leopardi crea il sequel di Omero e attraverso un poemetto satirico ci racconta di rane borboniche, di topi liberali napoletani e di granchi austriaci. Dopo quasi cinquemila anni, Leopardi riparte da dove Omero si era fermato.
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La guerra dei topi e delle rane
Così come Omero, migliaia di anni fa, ridicolizzò la Guerra di Troia che lui stesso aveva trasformato in poema, il nostro Giacomo Leopardi prende in prestito i personaggi greci per raccontare il fallimento dei moti rivoluzionari del 1820 e del 1821. Leopardi crea il sequel di Omero e attraverso un poemetto satirico ci racconta di rane borboniche, di topi liberali napoletani e di granchi austriaci. Dopo quasi cinquemila anni, Leopardi riparte da dove Omero si era fermato.