Sospeso in aria per una manciata di secondi, sfidando le leggi di gravità, gli dèi, la natura e l’incredulità dei 18.403 tifosi, mentre si avvicinava al canestro con l’eleganza di un uccello, quella sera al Chicago Stadium, dimostrò al mondo che anche lui come Peter Pan, il personaggio nato dalla fantasia di J. M. Barrie, era un “ragazzo che sapeva volare”.
Sospeso in aria per una manciata di secondi, sfidando le leggi di gravità, gli dèi, la natura e l’incredulità dei 18.403 tifosi, mentre si avvicinava al canestro con l’eleganza di un uccello, quella sera al Chicago Stadium, dimostrò al mondo che anche lui come Peter Pan, il personaggio nato dalla fantasia di J. M. Barrie, era un “ragazzo che sapeva volare”. Ma al contrario dell’abitante dell’Isola che non c’è, lui Michael Jeffrey Jordan, era reale, era un giovane di 24 anni di Brooklyn che stava conquistando il mondo e diventando il più grande giocatore di basket della storia e uno degli sportivi più forti, acclamati e influenti di sempre. Era il 6 febbraio del 1988. Corse dalla linea di fondo campo, palleggiando, raggiungendo i 18 km orari e staccò, dalla linea del tiro libero a 4.57 metri di distanza dal cerchio di metallo sospeso in aria a 3.05 metri. Prima di planare su di esso, inarcandosi, con la sua palla a spicchi, immagine che avrebbe catturato anche il genio di Fidia, in questo libro lo immaginiamo ripercorrere velocemente come in un film tutta la sua vita, tutti i sacrifici, suoi e della sua famiglia, fatti per fargli spiccare il volo: dai primi anni al college all’inizio nel campionato NBA, ai primi momenti con i Chicago Bulls… sapendo già che il meglio doveva ancora venire: un altro Oro Olimpico (dopo quello di L.A. del 1984), sei titoli NBA e la consapevolezza in tutti di esser stati al cospetto del più grande, del più forte di sempre (GOAT). Quella sera a Chicago mentre MJ 23 passeggiava in aria (skywalk), in assenza di tempo, spazio, gravità, rumore, dirigendosi verso la Luna, su cui già “camminava” l’altro MJ danzando con il suo moonwalk, un’altra icona di un’epoca, Michael Jackson, suscitò anche l’ammirazione di Doctor J, Julius Erving, il primo a far diventare, 12 anni prima, lo stesso gesto sportivo un’opera d’arte amplificandone la capacità di generare emozioni. Ci sono grandi uomini di sport, ci sono grandi campioni sportivi e poi ci sono le leggende. MJ 23 è leggenda. Elencare i suoi record è impresa faticosa. Forse chi lo ha descritto meglio è stato il suo “nemico” di tante battaglie Larry Bird, mito dei Celtics: «Michael Jordan non è Michael Jordan: è Dio travestito da Michael Jordan».
error
Non è stato possibile inviare il tuo giudizio sulla recensione
feedback
Segnala commento
Sei sicuro di voler segnalare questo commento?
check_circle
Segnalazione inviata
La tua segnalazione è stata inviata e sarà esaminata da un moderatore.
error
Non è stato possibile inviare la tua segnalazione
Scrivi la tua recensione
check_circle
Recensione inviata
Il tuo commento è stato acquisito e sarà disponibile dopo l'approvazione da parte di un moderatore.
error
Non è stato possibile inviare la tua recensione
Sospeso in aria per una manciata di secondi, sfidando le leggi di gravità, gli dèi, la natura e l’incredulità dei 18.403 tifosi, mentre si avvicinava al canestro con l’eleganza di un uccello, quella sera al Chicago Stadium, dimostrò al mondo che anche lui come Peter Pan, il personaggio nato dalla fantasia di J. M. Barrie, era un “ragazzo che sapeva volare”.
Lascia un commento
Jordan. L'uomo che sapeva volare
Sospeso in aria per una manciata di secondi, sfidando le leggi di gravità, gli dèi, la natura e l’incredulità dei 18.403 tifosi, mentre si avvicinava al canestro con l’eleganza di un uccello, quella sera al Chicago Stadium, dimostrò al mondo che anche lui come Peter Pan, il personaggio nato dalla fantasia di J. M. Barrie, era un “ragazzo che sapeva volare”.